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n. 2 del 15 dicembre 2007

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Caro Babbo Natale...

CARO BABBO NATALE, QUEST'ANNO MI PORTERESTI DEI NUOVI COLLEGHI?

Ovvero come impegnarsi per non “fulminare” il vicino di scrivania/ collega

Anche il 2007 sta per arrivare alla fine, e come ogni anno, quando arriva dicembre, ci accingiamo a fare la lista dei buoni propositi.

Quest’anno, oltre ai soliti riciclati dalle liste vecchie come “mettersi a dieta, smettere di fumare, andare in palestra, essere più buoni…”, proviamo a scrivere al primo posto “amare i miei colleghi”!

Oggi lavorare è sempre più complesso: è necessario stare al passo con i mutamenti del mercato, essere flessibili per poter affrontare le innovazioni, adeguarsi ai nuovi processi e essere in grado di fare un efficace gioco di squadra.

Tutto questo comporta una buona dosa di stress nelle persone che a volte si sentono inadeguate o non all’altezza di quanto viene loro richiesto. Non solo, a volte la convivenza con i colleghi non è troppo pacifica o rilassata. Dato che le ore che passiamo sul posto di lavoro sono molte e occupano gran parte della nostra giornata, sarebbe bene riuscire a creare un clima lavorativo sereno e tranquillo.

Esistono due convinzioni limitanti da rimuovere: la prima riguarda la percezione dell’ambiente lavorativo in cui siamo inseriti, la seconda il fatto che ci percepiamo come se fossimo scissi in due parti contraddistinte da atteggiamenti diversi: il lavoratore e l’individuo.

Infatti è consuetudine ritenere che si viva all’interno di ambienti immobili e immutabili, che influenzano, spesso in negativo, la nostra vita, e sui quali noi non abbiamo alcun ascendente. Inoltre pensiamo di poter indossare maschere diverse a seconda che siamo sul posto di lavoro o fuori con gli amici.

Anche se stentiamo a crederlo, come persone, siamo “indivisibili”, non formate a compartimenti stagni. Non siamo dei trasformisti che quando escono per andare al lavoro indossano “la persona-lavoro” e la tolgono quando tornano a casa o escono con il partner o gli amici. La persona è un tutt’uno meraviglioso e complesso fatto di affetti, di emozioni e di relazioni tra vita privata e vita lavorativa.

Come possiamo, allora, stare bene noi e mettere in pratica i buoni propositi?

Come si fa a diffondere il Ben–essere in azienda o in qualsiasi altra organizzazione?

Il “ben-essere” dell’impresa dipende prima di tutto dal tipo di relazioni che si instaurano al suo interno. Più queste sono positive, più i rapporti fra colleghi si distendono e più si trova spazio per la fiducia, il gioco e l’affetto.

Prima di tutto dobbiamo renderci consapevoli che gli altri sono uguali a noi: provano gioia, rabbia, dolore e hanno le nostre stesse difficoltà. Mostriamoci quindi più tolleranti nei confronti dell’altro e soprattutto sorridiamo. Perché il sorriso è contagioso ed è uno strumento potentissimo: con il sorriso si diffonde il nostro entusiasmo, mostriamo la nostra personalità, incoraggiamo gli altri e accogliamo il nostro vicino. In questo modo saremo in grado di “influenzare” in modo positivo l’ambiente che ci circonda.

Poi possiamo accogliere l’altro offrendo il nostro “orecchio” e il nostro sostegno, possiamo introdurre il gioco per stemperare un clima di tensione o non arrabbiarci per una risposta brusca che abbiamo ricevuto.

Perché dobbiamo essere consapevoli che possiamo farci qualcosa, sempre.

Anche all’azienda si chiede di mutare modo di pensare e di prendere coscienza che con il termine di “BEN-ESSERE” o di “salute organizzativa” ci si riferisce alla capacità dell’impresa, non solo di essere efficace e produttiva, ma anche di svilupparsi promovendo un alto grado di benessere fisico e psicologico di chi vi opera e favorendo la crescita personale e la convivenza sociale di chi vi lavora.

Smettiamola quindi di rinunciare prima ancora di iniziare: spesso pensiamo che sia tutto inutile e non ci proviamo neanche. La cosa più importante è provare a portare un po’ di gioco nella routine quotidiana per “risvegliare” il bambino che è in noi!

Piano piano scatterà anche negli altri la voglia di sorridere, di essere più felice e più disponibili all’ascolto dell’altro!


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