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n. 33 del 15 giugno 2010

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"Abbiamo i candidati più belli del mondo"

Di primo acchito, la notizia può sembrare il classico pezzo di “colore”: date le attuali difficoltà nella ricerca di lavoro (difficoltà classicamente più sentite “al femminile”) tre amministrazioni pubbliche dell’Olanda del nord offrono alle disoccupate interessate una serie di servizi di supporto alle politiche attive del lavoro decisamente diverso dal solito: una consulenza moda, un trattamento di bellezza e l’iscrizione ad una agenzia per cuori solitari, con la finalità dichiarata di “trovare un marito ricco” o quanto meno essere maggiormente efficaci nella ricerca di un impiego. E di smetterla di “pesare” sul welfare.

Tralascio ogni commento (li trovate già inseriti nella notizia) e raccolgo invece lo spunto per una considerazione: sarà anche vero che “l’abito non fa il monaco”… ma il selezionatore “ingenuo” non lo sa.

Dire che “i candidati belli sono sempre preferiti” sarebbe una grossolana (e scorretta, ma di questo parleremo dopo…) generalizzazione. È vero però che una generale “gradevolezza” può sicuramente aiutare il candidato in fase di colloquio conoscitivo, andando a sollecitare il classico “effetto alone” : data una caratteristica fortemente gradita in un candidato, la buona impressione da questa generata (e specialmente nel caso dell’aspetto esteriore, la caratteristica sarà “in chiaro” fin dal primo momento) tenderà naturalmente a “tracimare”, facendo percepire come maggiormente elevati anche i livelli delle competenze più strettamente tecniche.

Consideriamo anche che una delle classiche “trappole” per l’intervistatore inesperto è quella del “candidato seduttivo”: non si intende “seduzione” in senso classico, ma una apparente e profonda adesione da parte del candidato ad ogni concetto e affermazione espressi dall’intervistatore, finalizzato a conquistarne l’approvazione… Se immaginiamo una situazione del genere, sicuramente la “bella presenza” può rappresentare un valido supporto.

Ma allora… gli olandesi hanno visto giusto? Sessioni intensive di “trucco e parrucco” per tutti prima dei colloqui di lavoro? Attenzione a questa scelta…  mentre non consiglierei a nessuno di presentarsi a colloquio in tuta e scarpette da ginnastica (personal trainer esclusi, ovviamente…) anche l’eccessiva attenzione agli elementi esteriori della propria persona può risultare controproducente, un po’ perché i meccanismi accennati sopra sono piuttosto conosciuti e un po’ perché uno dei più classici stereotipi collegati alla bellezza (e al senso di “equilibrio cosmico”) ci spinge a considerare (percepire?)  che un candidato “bellissimo” potrebbe, ahilui, essere appunto soltanto questo…  ed un selezionatore che si faccia “intrappolare” in questa concezione farà di tutto per trovare ogni possibile conferma alla propria idea.

E quindi, un po’ banalmente (… anche se ancora più banali sono gli errori che talvolta vengono compiuti dai candidati! ) un “giusto mezzo” sarà sempre la soluzione preferibile. Prendiamo come esempio la classica “foto del curriculum” (o del proprio profilo LinkedIn) : SE decidiamo di metterla, una “normale” immagine che ci renda riconoscibili andrà più che bene… mentre sono decisamente sconsigliabili immagini di voi al mare, in costume, abbronzati e soprattutto GRANDI QUANTO MEZZA PAGINA (esempio reale).

Anche se siete davvero venuti benissimo.

Stefano Innocenti
Hr Specialist
Consulente Personae


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