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n. 37 del 15 novembre 2010

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Altri suicidi sul lavoro: il caso Foxconn

Ultimamente abbiamo sentito parlare -  ma in fondo nemmeno troppo -  del gigante taiwanese-cinese Foxconn, per il crescente numero di suicidi avvenuto recentemente fra i dipendenti, in modo particolare fra gli operai.

L’opinione pubblica si è interessata a questo caso, e diversi sono stati i reportage sulle condizioni di vita e di lavoro di questi lavoratori, che assembla e costruisce, fra gli altri, i nostri amati Ipad.

 

Particolarmente interessante il reportage pubblicato su Gizmodo: infatti, non solo vengono evidenziate le pessime condizioni di lavoro degli operai, ma anche come queste persone sono costrette a vivere, una volta finito il turno di lavoro.

 

In particolare Gizmodo, mostra le foto dello stabilimento di Shenzen, in Cina nel quale lavorano 420.000 operai. All’interno dello stabilimento non solo gli operai lavorano ma ci vivono, in enormi palazzoni asettici adibiti a dormitori rigorosamente divisi fra maschi e femmine.

I dormitori, non più grandi di un garage, contengono quattro letti a castello per otto perone. L’ambiente, come è facilmente immaginabile, è tutto fuorché ciò che verrebbe comunemente definito accogliente. Entra poca luce e nei corridoi, che sono tenuti rigorosamente sgombri da tutto, praticamente non c’è luce per permettere ai lavoratori del turno di notte di riposare durante il giorno.

In alcuni stabilimenti i bagni addirittura sono in condivisione in “terrazze” all’aperto dove gli operai si lavano e stendono il loro bucato.

 

Quindi, non solo gli operai della Foxconn affrontano lunghissimi e snervanti turni di lavoro, dove le pause sono corte e a volte mancano del tutto, ma sono anche costretti a vivere in un contesto disarmante e a tratti umiliante.

E così il fenomeno dei suicidi si è diffuso fra i dipendenti del colosso cinese tanto che l’azienda, come misura preventiva, ha installato reti di protezione intorno ai palazzi-dormitori per evitare ulteriori morti. In tutto i decessi sono stati 9 ma avrebbero potuto essere 11, se due persone non fossero sopravvissute.

 

La mente corre subito al caso di France Telecom. Le morti sono state molte di più in Francia, anche se le condizioni dei lavoratori apparentemente sembrerebbero assai peggiori in Cina. Come mai?

Anche le misure adottate per arginare l’ondata di suicidi sono assai diverse fra loro: in Francia l’Azienda ha bloccato a livello nazionale il piano mobilità triennale, in Cina oltre all’installazione di reti protettive, sono state organizzate delle manifestazioni anti-suicidio nelle quali i dipendenti indossavano magliette rosa con su scritto “io amo Foxconn”.

Sembra davvero una storia incredibile ma tutto ciò è avvenuto davvero.

Beatrice Pagliai


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