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n. 39 del 15 febbraio 2011

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La rivolta delle donne

In questi giorni di agitazione per molte donne italiane, ci sembrava proprio il caso di affrontare un argomento di cui noi ci stiamo occupando da diverso tempo: le donne, la loro dignità  e la loro leadership.

Dalle manifestazioni di questi giorni è emerso evidente che ormai l’emancipazione femminile non è più argomento esclusivamente “rosa”, bensì coinvolge anche una parte di uomini, che probabilmente  credono che la civiltà di un Paese si veda anche dal grado di parità che intercorre fra mondo femminile e maschile. Sempre più infatti sono quegli uomini che durante corsi di formazione, incontri o seminari, partecipano attivamente per un confronto costruttivo.

 

Per capire la situazione attuale del nostro paese dobbiamo guardare al nostro passato visto che in Italia il processo di emancipazione femminile ha avuto un percorso più lungo e tortuoso rispetto a molti altri paesi europei,  e sicuramente non è ancora finito. Infatti, come spiegava Montesquieu, quando si vogliono cambiare i costumi di una società e modificarne i comportamenti, il modo migliore non è cambiare le leggi ma agire a livello sociale e soltanto poi cambiare le leggi.

Per rinfrescarvi la memoria ecco alcune tappe significative di questo cammino:

Lucrezia Cornaro, giovane di vastissima cultura (parla correntemente 6 lingue ed è studiosa di teologia e filosofia), diventa, per incarico della Repubblica di Venezia, la prima professoressa universitaria. (1678)

La bolognese Anna Morandi, occupa la cattedra di anatomia all'Università di Firenze. (1758 )

Entra in vigore la prima legge sulla tutela del lavoro femminile e minorile. La prima donna italiana, la torinese Ernestina Prola, ottiene la patente per la guida automobilistica. (1907)

Finalmente anche in Italia le donne possono votare. (1946 )

Viene emanata la prima legge che garantisce la conservazione del posto di lavoro per la lavoratrice madre. (1950)

Abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici. (1963)

L’ adulterio non è più reato. Prima per le donne era prevista la carcerazione fino a 2 anni, mentre gli uomini erano puniti solo se la relazione extraconiugale era conosciuta da un certo numero di persone.(1968)

Approvato il divieto di licenziamento delle madri durante il periodo di gestazione e fino al compimento di un anno del figlio.(1971)

Il nuovo diritto di famiglia stabilisce la parità tra i coniugi: stessi diritti uguali doveri.(1975 )

Uguali diritti, uguali salari: è approvata la legge di parità sul lavoro. (1977)

Abolito il delitto d’onore, che prevedeva una pena limitata se uno uccide la moglie/sorella/figlia “nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onore suo e delle famiglia” . Per l’omicidio del marito era previsto l’ergastolo. (1981)

La violenza sessuale è riconosciuta come reato contro la persona e non contro la morale. (1996)

 

Un altro dato che fa riflettere sull’arretratezza del nostro stivale in tal senso, è la cronologia del voto delle donne:

Svezia (1866)

Finlandia (1906)

Norvegia (1909)

Danimarca (1915)

U.R.S.S. (1917)

Inghilterra (1918)

Stati Uniti (1920)

Francia (1945)

Italia (1946)

 

… l’Italia arriva persino dopo l’  U.R.S.S.!

Questa  è la storia da cui deriva il contesto sociale dove le donne si muovono e lavorano, quindi in fondo c’è poco da stupirsi ...

 

Gli stereotipi femminili che rappresentano  la donna come un essere inferiore nascono in tempi lontani, lontanissimi. L’unica possibilità che la donna aveva per riscattarsi era incarnare una serie di “virtù femminili”  come l’obbedienza, il silenzio,la fedeltà. Ed è di questo che le donne si devono sbarazzare. Devono ritrovare fiducia in sé, ma non è una cosa che si può semplicemente decidere o imporsela.

Devono imparare lentamente a non dipendere dallo sguardo di un uomo. Una donna deve sentirsi bella non soltanto quando un uomo glielo dice. È inutile essere  belle e brave  per gli altri se non si è poi capaci di sentirsi belle e brave da sole, nonostante quello che possano dirci gli altri.

Per liberarsi completamente da questo, probabilmente ci vorrà tanto tempo, tanta volontà e soprattutto tanta persistenza!

 

Per concludere con un pensiero positivo…

L’ONU ha conferito all’arcipelago di Bijagós, 88 isole nella Guinea Bissau di cui solo una ventina  abitate, il titolo di Riserva naturale e   Patrimonio dell'umanità. Due le motivazioni: il luogo è un  autentico paradiso naturale   incontaminato e i pochi villaggi abitati sono gestiti e organizzati con un  sistema matriarcale.  A comandare e amministrare sono le donne, che oltre a occuparsi dei   figli e   ella casa, si riuniscono per i “consigli comunali”, mentre agli   uomini spetta il compito della caccia e dell' agricoltura.

Come in tutte le società matriarcali anche a Bijagós si vive in pace: non esistono scontri e nemmeno il concetto di fazione.

di Beatrice Pagliai


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