Personae Magazine

Magazine Approfondiamo l'articolo del mese

n. 45 del 15 settembre 2011

Ritorna

Il potere educativo delle favole

"C'era una volta un re..." è l'incipit che ha fatto sognare milioni di bambini e non solo: fantasia, immaginario, panorami, personaggi affascinanti, trabocchetti, magie, lieto fine. Una traccia che si ripete nella maggior parte delle fiabe, anche con toni violenti e sanguinari (Barbablù ne è un ottimo esempio) eppure chi non ha avuto nel vissuto infantile la parentesi fiabesca ne porta ancora le conseguenze. Fiabe nordiche, fiabe orientali, fiabe popolari, fiabe classiche tutte hanno un ruolo didattico attraverso l'uso di metafore che vanno diritto al segno e portano il lettore nelle pieghe di magici incantesimi, in castelli lontani, con personaggi fantastici.


Chi non si ricorda del "non compleanno" e della mitica "Cenerentola" che ci hanno educato e guidato attraverso alchimie affascinanti. Un metodo educativo per portare il lettore attraverso nuove conoscenze e percorsi, utilizzando al meglio la creatività e la fantasia.


La struttura stessa della fiaba - inizio, trama, epilogo - , che sono anche  le basi della scrittura tradizionale, dà una traccia metodologica e concettuale utile non solo ad orientarsi nel panorama della conoscenza ma a dare gli strumenti per un corretto piano di lavoro e una successiva interpretazione. I ferri del mestiere sia del lettore che dello scrittore, dell’insegnante e dell’alunno che usano lo stesso strumento per navigare nel mare del sapere: una pozione miracolosa per tradurre gli affanni in serenità.


“Ferri del mestiere” utilissimi anche nel mondo della formazione degli adulti, prima di tutto perché quel “C’era una volta” che contraddistingue metafore e favole, parla direttamente al nostro” io bambino “ e ci riporta nella dorata dimensione dell’infanzia dove tutto era  semplice, divertente e giocoso. Quindi sentire le parole “C’era una volta” ci predispone favorevolmente all’ascolto e genera in noi un’aspettativa positiva sul messaggio che verrà. Inoltre siamo talmente curiosi di sapere “come andrà a finire” che manteniamo alto il livello di ascolto; non è poco considerando che gli adulti ascoltano solo ciò che può essergli utile.


Infine non dimentichiamoci dell’immediatezza della favola grazie alla trasformazione di concetti difficili e complessi in un semplice racconto.


Figure e simboli, metafore e iperboli, ironia e satira sono ulteriori attrezzi da usare anche in altri percorsi formativi e che danno un taglio più interessante e divertente agli usuali metodi di lavoro. La drammatizzazione non solo ridimensiona ansie e paure ma consente una interazione tra diversi finalizzata ad un obiettivo comune: l’ascolto e la crescita.


Quale magia nel racconto orale dove le emozioni passano direttamente dalla parole del narrante all’anima dell’ascoltatore, che viene guidato leggermente nei meandri del nuovo e dell’imprevisto. Da qui il successo degli audiolibri, strumenti sempre più utilizzati da parte di chi non ha tempo per leggere ma può ascoltare e che dal timbro intrigante ed empatico della voce narrante viene proiettato nel mondo magico dell’immaginario per arricchire il quotidiano monotono.

 

Tutti i grandi sono stati bambini una volta (ma pochi di essi se ne ricordano)

Antoine de Saint-Exupéry

Di Paola Capitani


Ritorna