Personae Magazine

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n. 51 del 15 marzo 2012

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La persona giusta nel posto giusto...

Entro  in un negozio per acquistare una collana, è un brand, un marchio famoso, il negozio è di quelli curatissimi, nella via più commerciale della città, le commesse sono molto eleganti con il loro tailleur nero (la divisa aziendale) e le mani curate. L'unica commessa libera si avvicina, mi chiede cosa desidero e mi mostra i vari oggetti che possono soddisfare la mia richiesta. Faccio domande, scelgo, pago, prendo la mia collana ed esco.

 

Sono rimasta nel negozio almeno 20 minuti e la commessa non ha mai sorriso, ha semplicemente mostrato un'affettata educazione (non gentilezza) e niente di più. Nessun calore umano o empatia, non mi sono sentita accolta, né coccolata, ha ascoltato i miei bisogni espressi (almeno quelli) ma non ha cercato di capire i miei bisogni inespressi. Non mi ha fatto "innamorare" del suo prodotto, non ha stabilito nessuna relazione; il mio pensiero, appena uscita, é stato: ma questa chi ce l'ha messa a fare un lavoro a contatto con il pubblico?!

Quello che ho raccontato  é uno dei tanti episodi a cui mi è capitato assistere e che mi hanno fatto pensare: questo ha sbagliato mestiere! Poverino per lui, per l'azienda per la quale lavora e per i suoi clienti.
Credo che sia fondamentale per ogni persona svolgere un compito adeguato alle proprie competenze, un lavoro che sia consono alle capacità intrinseche dell'individuo. E questo diventa ancora più importante se pensiamo che al lavoro passiamo la maggior parte della nostra vita, e se lavoriamo  mettendo in pratica quelle che sono le nostre abilità naturali, il lavoro stesso diventa più leggero.
Dal punto di vista aziendale, avere una persona con competenze adeguate al lavoro che svolge si traduce in maggiore motivazione, alto rendimento e completa fidelizzazione.

È talmente ovvio da sembrare banale. Purtroppo la persona giusta al posto giusto è ancora un'utopia; al momento dell'assunzione per la maggior parte i candidati superano un paio di  colloqui durante i quali si indaga  il livello dello loro competenze tecniche (appurabili in modo relativamente semplice) e si cerca di indovinare  quelle che sono le competenze trasversali. Ma capire le attitudini e le potenzialità di una persona é un'attività molto difficile anche per un abile selezionatore. 
Ma, soprattutto, nel corso della vita lavorativa sono poche le aziende che  fanno un bilancio delle competenze dei propri collaboratori e verificano le potenzialità delle persone per progettare percorsi di crescita e di formazione che consentano di impiegare le risorse secondo le naturali abilità.
Ancora troppo spesso il bilancio delle competenze viene visto dalle aziende come un costo e non come un investimento.

Nel conteso sociale ed economico che stiamo vivendo questo sarà sempre meno tollerabile: il "fattore umano" farà sempre più la differenza . In un mondo dove si può acquistare tutto con un click seduti davanti ad un pc, l'unico valore aggiunto sarà il rapporto umano,  la professionalità di una persona, la relazione che si potrà instaurare con l'interlocutore.
A titolo informativo, non tornerò più in quel bel negozio, i loro prodotti si possono tranquillamente acquistare da altre parti dove trovo uno smagliante sorriso, una calda accoglienza e una simpatica commessa.

 

di Beatrice Pagliai


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