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n. 58 del 15 novembre 2012

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La resilienza

C’è una caratteristica particolare di alcune persone che mi ha sempre affascinato: la resilienza. O meglio, prima non sapevo che si chiamasse resilienza, per me era la forza che alcuni dimostravano di avere nei momenti di difficoltà, quella capacità di “rigirarsi le maniche”, di lottare e di sperare nonostante gli insuccessi. Ho sempre cercato di imparare da queste persone anche perché ho sviluppato nel tempo una certa insofferenza nei confronti di coloro che, invece, reagiscono piangendosi addosso restando immobili. Poi una decina di anni fa, ho scoperto che quel “rigirarsi le maniche” era la resilienza.

 

Il termine resilienza deriva dal latino resiliens  “rimbalzare”,  ed è stato in passato utilizzato principalmente in fisica, per indicare la capacità di un materiale di resistere ad un urto improvviso, senza spezzarsi.


Più recentemente, la psicologia e la sociologia hanno mutuato questa parola per indicare la capacità dell’uomo di affrontare le difficoltà della vita, traendone un insegnamento. La resilienza, quindi, indica la forza d’animo,  la volontà di rimuovere gli ostacoli, la capacità di superare le difficoltà mantenendo un ottimismo consapevole.


Ma è possibile parlare di “ottimismo consapevole” in un contesto sociale ed economico come questo?  Sicuramente sì, ora più che mai. L’ottimista consapevole non è la persona che crede che le cose si aggiusteranno da sole “basta pensare positivo”, ma è la persona che, pur vedendo chiaramente la situazione, confida nella propria forza, nella volontà  di prendere in mano la propria vita, nella propria capacità di generare nuove occasioni.


La persona resiliente è una persona coraggiosa, che ama la vita e rifugge l’auto-commiserazione. Allo stesso tempo è in grado di fare i conti con la propria impotenza, accettando con saggezza proattiva (quindi generativa di altre opportunità)  ciò che non può cambiare.
La resilienza è quindi determinazione, perseveranza e pazienza. È l’antidoto a qualsiasi tentazione di rassegnarsi al destino, alla sfortuna e alla fatalità degli eventi. Essere resilienti comporta credere nelle proprie capacità di risollevarsi dopo ogni caduta, di rimarginare le ferite e di trasformare le energie negative (rancore, rabbia, invidia, risentimento) in energie positive (speranza, ottimismo, passione, entusiasmo).


La vita di ognuno di noi è purtroppo costellata di momenti difficili, lutti, abbandoni, dispiaceri.  Uso spesso una metafora : la vita è una strada fatta da tante salite, rarissimi tratti pianeggianti, praticamente inesistenti discese. Poiché inevitabilmente questo fa parte della condizione umana, ciò che ognuno di noi può fare è imparare “la lezione”  uscendone rinforzati  e addirittura, trasformati positivamente.


Una cara amica che si è trovata a vivere gravi e seri problemi, un giorno mi ha confidato  che la sua forza di affrontare tutto le derivava dal credere fortemente nel dono terapeutico della tragedia.  “Se e quando ne usciremo, potremo solo essere persone migliori” mi ha detto. Non finirò mai di ringraziarla per la grande lezione che mi ha dato.

di Beatrice Pagliai


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