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n. 18 del 15 marzo 2009

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Disagio esistenziale

COME AFFRONTARE IL DISAGIO ESISTENZIALE
di Maria Teresa Calabrese

di Maria Teresa Calabrese

Mano a mano che la società si fa più complessa, più comunicativa, più globale, cresce e si fa spazio il disagio esistenziale dell’uomo. Il disagio è uno strano malessere che si nutre e si pasce di sensazioni pericolose come il disorientamento, l’inadeguatezza, la solitudine. Veniamo bombardati da più parti di informazioni contrastanti, ci troviamo molto spesso ad incroci con infinite strade ed infiniti cartelli, ci vediamo oscillare al vento come banderuole o fragili fogli di carta e così non ci sentiamo più all’altezza delle situazioni, delle decisioni da prendere, della direzione da seguire. Non abbiamo una struttura societaria con regole fortemente sentite alle quali ispirarci, dalle quali farci guidare e seguire con serenità e coscienza. Abbiamo perso il senso delle cose, della vita, del dio e di Dio. E soprattutto abbiamo perso la fiducia in quella creatura meravigliosa che è l’uomo. L’uomo che crea il mondo che percepisce perché sceglie e interiorizza la realtà che vede in modo che sia quest’ultima ad adattarsi alle sue convinzioni. Non sostenuto da una coscienza collettiva, da solidi legami d’amicizia, da quel senso vitale della casa interiore come rifugio in cui conservare e proteggere la propria essenza, egli, si perde nell’abisso e la sua esistenza diventa un disagio. Comincia a consumare con difficoltà e fatica la sua esistenza che diventa sempre più priva di punti di riferimento, di porti sicuri dove attraccare la nave dei propri stanchi pensieri. In questo clima, in questo humus, in queste convinzioni, nasce una mala pianta, il fiore sciagurato dell’egoismo, dell’ambiguità e della paura. Questo non è un vivere. È girare attorno alla vita. Tutto ciò che non è vissuto diventa velenoso. C’è una parola inglese, “lived”. Ebbene, se la leggiamo al contrario diventa “devil”. Ciò che è vissuto diventa divino, e ciò che non è vissuto diventa 'devil'. Il disagio è dunque, parafrasando Guccini, il “dio che è morto”, ma continuando le parole del cantautore, noi sappiamo che se dio muore è per tre giorni e poi risorge. Risorge attraverso la riscoperta del significato della propria esistenza e dei suoi valori fondamentali. La rinascita dell’uomo, della vita, dell’universo, del dio che ognuno ha dentro: questo è ciò che approfondiremo durante l’incontro “La solitudine della comunicazione e il disagio esistenziale” che si terrà a Firenze il 17 aprile. Per info: info [@] personae.it.


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