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Magazine Metafore formative

n. 14 del 15 novembre 2008

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Il priore e il rabbino

IL PRIORE E IL RABBINO
di Consuelo Casula*

C’era una volta un monastero visibilmente trascurato. I frati che vi vivono non hanno più tanta voglia di lavorare, di pregare, di giocare. Qualcosa in loro si è spento e nessuno fa niente per reagire. Un giorno, il priore si assenta dal monastero per andare in città a trovare il suo amico d’infanzia, diventato ora rabbino. Tra i due c’è sempre stato molto affetto e si incontrano con piacere.
Prima si chiedono come stanno i rispettivi genitori, parenti e amici in comune, poi ricordano qualche simpatico episodio della loro infanzia, e poi lentamente, con molto pudore, cominciano a parlare dell’oggi e a chiedersi come stanno, come vanno le cose.
A questo punto il priore, sapendo che può fidarsi dell’amico, gli confida il suo dispiacere e le sue preoccupazioni per l’incuria che regna nel monastero. Gli dice che è come se un po’ tutti, lui compreso, avessero perso la fede, il senso della loro missione. A quelle parole il rabbino si mostra sorpreso, e commenta: “strano, perché a me risulta che all’interno del tuo monastero si nasconda il messia”.       Cambiano discorso, tornano a parlare dei loro impegni e progetti. Quando arriva la sera i due amici d’infanzia si salutano, augurandosi di rivedersi presto.
Il priore, mentre cammina sulla strada del ritorno, ripensa all’incontro con l’amico, e a un certo punto gli viene in mente la storia del messia e si chiede: “chissà cosa avrà voluto dire?” E nel cercare un senso pensa: “e chi potrebbe essere? Padre falegname che, nonostante la sua età, riesce a costruire comode sedie, solidi tavoli, confortevoli letti per ciascuno di noi. O forse è frate muratore, che, sebbene lentamente, coi suoi tempi e ritmi, ripara le crepe e i buchi sui muri, le tegole sul tetto. O forse è frate cuoco, che nonostante i prodotti dell’orto non siano eccellenti, ogni giorno prepara da mangiare per tutti noi. O forse padre ortolano che, nonostante le difficoltà della terra, le intemperie e gli imprevisti, riesce a far crescere patate, zucchine, pomodori e melanzane”.
Dopo aver nominato tutti i frati presenti nel monastero, riconosce che manca solo lui. E comincia a pensare quali potrebbero essere i buoni motivi per cui anche lui potrebbe essere il futuro messia. Immerso in questi pensieri arriva al monastero.
I monaci sono curiosi di farsi raccontare com’è andata la visita al rabbino, anche per avere un po’ di distrazione dalla routine. Il priore racconta le novità e poi aggiunge quella starna storia del messia che si nasconde nel monastero.
I monaci si salutano, ognuno va nella sua cella a dormire.  Ognuno, singolarmente, pensa tra sé e sé a cosa alludeva il rabbino, cosa può significare che nel monastero si nasconde il messia. E ognuno si interroga su chi potrebbe essere e ognuno trova buone ragioni per cui ognuno potrebbe esserlo. E ognuno arriva a considerare anche se stesso come un eventuale e plausibile messia.
L’indomani mattina ognuno si sveglia di buon umore, pieno di energie e comincia a lavorare con impegno,a riprendere le cose lasciate dietro chissà da quanto tempo. Quando un frate incontra un altro si ferma a chiacchierare, a chiedergli come va, come ha dormito,se ha bisogno di aiuto. Nel giro di pochi giorni i monaci riscoprono il piacere di lavorare da soli o insieme, di aiutarsi reciprocamente, di scambiarsi idee, pareri e suggerimenti. E scoprono che la soddisfazione per i risultati che ottengono fa tornare loro la voglia di giocare. Così, durante l’intervallo organizzano partite di ping-pong, di calcetto, o di carte e si divertono, ridono, sgranchiscono le gambe, cuore, animo e cervello.
Passa un po’ di tempo e il muratore ha finito di riparare le crepe e di pitturare le mura interne ed esterne, il falegname ha riparato il cancello, il giardiniere ha completato di riordinare l’orto e il giardino, di potare gli alberi, il cuoco è diventato più creativo.
Ora il cancello è spesso aperto e la gente che passa vede i monaci giocosamente impegnati. Dalla cucina provengono dei buoni profumi che invitano le persone a entrare, a visitare il monastero e dopo queste visite qualcuno decide anche di rimanere e di diventare frate di quella confraternita dove ognuno rispetta se stesso e gli altri, e dove ognuno trova il tempo di lavorare e di giocare.

* Consuelo Casula è una studiosa della dinamica delle relazioni interpersonali, docente universitaria si occupa di formazione attraverso l'utilizzo di metafore.


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