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n. 26 del 15 novembre 2009

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Gli imprenditori scendono in piazza

ADESSO TOCCA A LORO: gli imprenditori scendono in piazza.
Di Beatrice Pagliai

 

Il mito della classe operaia che lotta e si ribella ai soprusi dei vecchi signori e padroni, in Italia non è mai tramontato. Cavalca ancora l’onda, come fossimo rimasti ai tempi in cui la rivoluzione c’era davvero, in cui due schieramenti distinti e in lotta, esistevano realmente.

Adesso le cose sembrano essere cambiate, maturate, nel vero senso della parola. Forse questa crisi, insieme a tutte le brutte notizie, alle paure, ai dubbi e alle insicurezze ha portato con sé anche un soffio d’aria fresca e pulita. In un certo senso si sta scrivendo una pagina di storia: imprenditori e lavoratori, questa volta, sono uniti e combattono dalla stessa parte!

E’ la storia di quell’ Italia che ha permesso al nostro paese di restare più o meno in piedi, che ha agito da ammortizzatore sociale, è la storia dell’Italia dell’economia reale, delle piccole e medie imprese, che costituiscono la stragrande maggioranza delle attività lavorative nel presente e passato italiano, basti pensare che nelle piccole imprese lavora l’80% dei lavoratori italiani.

 

Sentiamo continuamente parlare di Fiat, Pirelli, Telecom, ma questi rappresentano solo  una minima parte della realtà italiana; in primo piano ci sono le aziende piccole e un po’ meno piccole, che tutti i giorni combattono contro questa crisi per salvare se stessi e i loro collaboratori.

Fiat può chiedere che il governo rinnovi gli incentivi statali per l’acquisto di auto, le piccole e medie imprese non godono di questa possibilità. Quindi, chi li aiuta?

 

Tutti, lavoratori, sindacati e imprenditori, hanno lo stesso obiettivo: difendere l’occupazione e rilanciare la produttività. Stanno insieme, tutti sulla stessa barca e, per la prima volta, cercano di remare all’unisono per arrivare in un porto sicuro.

Gli imprenditori, dal canto loro, hanno cercato di ricorrere a tutti i mezzi possibili per evitare i licenziamenti di massa: non solo cassa integrazione ma anche contratti di solidarietà o part- time.

I sindacati, stranamente, si stanno dimostrando collaborativi: per il momento non ci sono stati cortei, manifestazioni o scioperi. Cosa che sarebbe stata semplicemente impensabile in altri tempi.

 

E non è tutto. Nella puntata di Exit del 13 ottobre - programma di prima serata su La7 -  si è parlato di imprenditori che scioperano. Sì, non sono più gli operai a scendere in piazza armati di striscioni, bandiere, slogan e megafoni; questa è la volta degli imprenditori, che chiedono a gran voce aiuti per continuare a sopravvivere, sia per loro che per i propri collaboratori.

29 giugno 2009, Torino :  1.000 imprenditori scendono in piazza per protestare.

21 luglio 2009,  Roma: imprenditori da tutta Italia manifestano la loro disapprovazione e rabbia sotto il Ministero dell’ Economia.

9 ottobre 2009 :  Bossi e Tremonti incontrano gli imprenditori di Varese, i fedelissimi del governo, per spiegare cosa è stato fatto per loro.

Gli imprenditori che sono sempre rimasti in disparte, che non si sono mai esposti, che non hanno mai fatto sentire la loro voce adesso gridano: “Basta!”


Fanno di tutto per saldare i conti: da molti è stata definita una vera e propria “Etica Deontologica” dei piccoli imprenditori. Ma quando sono loro che devono essere pagati da grandi imprese, fanno fatica a riscuotere ciò che spetta loro . È questo il giochino che permette alle grandi imprese di non chiedere prestiti.

I piccoli imprenditori, invece, alle banche si devono rivolgere per forza e chiedono aiuto ad esse, che per concedere un fido vogliono continuamente  garanzie, e le garanzie che chiedono ai piccoli sono garanzie personali.

 

La parola fallimento non esiste nel vocabolario del piccolo imprenditore. Significherebbe fallire nel vero senso della parola: vorrebbe dire mandare all’aria un progetto in cui si è creduto e investito anima e corpo. Vorrebbe dire rimanere senza casa, oltre che senza lavoro. Diverso quando si tratta di grandi imprese gestite da manager.

 

Forse fra molto tempo, quando tutto sarà superato e un po’ dimenticato, sui futuri libri di storia, leggeremo di “quella crisi del 2008” che piegò molti paesi  - fra cui anche il nostro -   ma che fu teatro di sconvolgimenti sociali, del superamento di vecchi stereotipi e della riscoperta di un vero spirito di collaborazione.

Perché, chissà come, solo nei momenti di estrema difficoltà, superiamo ostacoli  insormontabili e ci ritroviamo tutti più o meno dalla stessa parte,  contenti di non essere soli e di non essere così diversi.

 

 


 

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