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n. 7 del 15 maggio 2008

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Il reorientamento

IL RIORIENTAMENTO SECONDO FRANKL: COME AFFRONTARE LA SOFFERENZA ESISTENZIALE
di Giovanna Coppini

"La vita non è qualcosa,
ma l'occasione per fare qualcosa"

Victor Frankl


Pensavo che saremmo stati quattro gatti a presenziare l'incontro dal titolo "Come affrontare la sofferenza esistenziale".
E invece mi sbagliavo.
La sala era gremita, c'erano perfino delle persone in piedi per poter assistere all'incontro su Victor Frankl e il disagio esistenziale tenuto dal professor Paolo Giovanni Monformoso.
Questo è il sintomo che le persone sentono il bisogno di porre rimedio alle sofferenze, proprie e altrui.
Victor Frankl, allievo di Freud, medico e psichiatra è il padre fondatore della logoterapia, o come la chiama lui dell'analisi esistenziale: la terapia per imparare a dare un senso alla propria vita, in modo da recuperare il significato dell'esistenza e il senso profondo di ciò che si è e di quello che si fa.
Ebreo viennese, Frankl viene deportato durante la seconda guerra mondiale nei campi di concentramento: trascorre tre anni in quattro lager diversi. Tutta la sua famiglia, che si trova in altri lager viene sterminata.
I suoi studi iniziano proprio all'interno dei lager dove, grazie all'osservazione dei comportamenti dei deportati, codifica i principi della logoterapia e del disagio esistenziale.
Frankl si rende conto che " .. soltanto coloro che sapevano che qualcuno li attendeva dopo l'uscita, si sarebbero salvati", ovvero all'interno dei lager sopravvivevano, nonostante le violenze subite e le sofferenze inferte, solo quelle persone spinte da uno scopo per cui lottare e dalla speranza di trovare qualcuno fuori ad aspettarle.
L'analisi esistenziale non è altro che la ricerca dei motivi per cui è valsa la pena vivere la vita.
"Dobbiamo per questo cercare di appoggiare il nostro cuore su qualcuno o qualcosa per trovare la forza di andare avanti nonostante le difficoltà".
Nonostante è la parola che in logoterapia è sinonimo di guarigione: ovvero, nonostante le difficoltà, i problemi, la sofferenza, la malattia, posso ancora fare qualcosa.
Questo mi colpisce. In fondo allora, dovrebbe essere semplice vivere una vita serena e migliore.
Invece proviamo un gusto perverso nel complicarci la vita, facendoci travolgere e trascinare nel vortice del malessere dagli eventi esterni e dalle emozioni.
Da quando lavoro con e per le persone, mi sento diversa, arricchita e "cresciuta".
Ho imparato che la responsabilità, verso di sé, verso gli altri e anche verso il proprio lavoro e la libertà di entrare in relazione con gli altri e con il mondo che ci circonda sono due aspetti fondamentali.
Perché chi trova un amico, trova il tesoro dell'amico!
Se condividiamo con gli altri noi stessi, i nostri saperi, le conoscenze ma anche i problemi e le difficoltà costruiamo delle reti, grazie alle quali possiamo conoscere cose nuove, trovare il conforto per un dolore e imparare nuove soluzioni per risolvere e affrontare le difficoltà.
Frankl sosteneva che la libertà non è da intendersi come libertà da qualcosa (vincoli, problemi..) ma libertà per essere liberi di scegliere cosa ci capita e per diventare attori del film più importante: la nostra vita.
Non si può dare la "colpa" al caso o peggio alla sfortuna quando ci capitano le cose, dobbiamo avere la libertà e il coraggio responsabile di compiere delle scelte anche a costo di prendere la decisione sbagliata.
Perché il non decidere significa lasciare le cose immutate.
Inoltre, in caso di errore, possiamo sempre aggrapparci al salvagente del perdono che è possibilità di andare avanti a vivere un'altra volta, di "porgere l'altra guancia". E' il dono più grande che l'uomo può fare a se stesso.
Chi ha uno scopo per cui lottare riesce a dare un senso alla propria vita nonostante le difficoltà, i limiti, e gli sgambetti che la vita ci fa.
Non possiamo impedire alla sofferenza o alla malattia di manifestarsi, ma dato che la vita continua, si può trovare anche nella sofferenza un motivo per cui sia importante continuare a vivere e riempire di significati il proprio tempo.
Il professor Monformoso, nonostante sia un rinomato professore universitario e noto medico, mi ha profondamente colpita con la sua semplicità nell'affrontare un tema così complesso. Monformoso lavora tutti i giorni a stretto contatto con la sofferenza che deriva dalla malattia.
E la sua testimonianza mi ha fatto capire che ho ancora molta strada da fare, visto che a volte , di fronte alle difficoltà, invece di cercare gli aspetti positivi, cedo il passo allo sconforto .
L'augurio che mi faccio e che vi faccio è quello di assistere ad incontri come questo, dove ci viene data la possibilità di costruire delle reti, entrare in contatto con altre persone, confrontarsi, imparare e crescere attraverso la condivisione dei "vari tesori".
Frankl sintetizza benissimo ciò che volevo esprimere


" Essere uomo significa avere un compito da realizzare, avere una persona da amare e avere la capacità di sopportare un dolore quando questo capita in sorte".

 


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